Perché VOX è il futuro del giornalismo

Nell’aprile del 2014 Ezra Klein, Matt Yglesias e Melissa Bell fondano Vox, un nuovo giornale online basato sul concetto “giornalismo esplicativo”: il loro obiettivo è far capire alle persone le notizie nel modo più semplice e chiaro possibile. Prima di fondare il Vox, Ezra Klein lavorava al “The Washington Post” come capo di Wonkblog, un blog di politica pubblica: Klein aveva intenzione di lanciare un nuovo progetto con i finanziamenti del giornale, ma la sua proposta fu respinta e lui si licenziò per fondare Vox, in qualità di caporedattore.

Attualmente VOX, posseduto da VOX Media, secondo le stime di SimilarWeb, è visitato ogni giorno da 37,5 milioni di utenti; è seguito da più di otto milioni di persone su YouTube, più di 500,000 su Instagram ed è produttore di numerosi podcast; alcuni, come Today, Explained, podcast che ogni giorno fa il punto sulle notizie più importanti della giornata, rientra tra i podcasts più ascoltati negli Stati Uniti. Circa i suoi numeri su YouTube, basta pensare che sono quasi tre volte superiori a quelli del New York Times.

Qual è il segreto del successo di Vox? Perché questo stile di giornalismo potrebbe essere il futuro?

 

VOX SUI SOCIAL

Il segreto di Vox è senza dubbio l’unione tra la professionalità giornalistica e quella video: i contenuti online sono di altissima qualità e spiegano l’argomento meglio di quanto possano fare altri giornali “tradizionali”. Una delle “playlist” più seguite sul canale YouTube è “Vox Borders”, dove Johnny Harris, assieme al suo drone, alla sua telecamera e alle sue competenze nel montaggio video, va in giro per il mondo a spiegare le situazioni più disagiate o semplicemente più curiose. Lo stesso Harris poi, possiede un suo canale YouTube con più di 400,000 iscritti dove tratta vari argomenti: lifestyle, storia, curiosità, etc. Harris rappresenta senza dubbio una delle icone principali del progetto sui social network dell’azienda e, con i suoi video, contribuisce a sua volta a far conoscere il giornale.

Altra caratteristica importante è la scelta della quantità di contenuti prodotti sui social rispetto agli altri giornali: a meno che non avvenga un evento particolarmente contorto o virale, sul canale YouTube dell’azienda non troverete notizie “giornaliere”, quanto piuttosto video di storia, sul cambiamento climatico, sui diritto umani, sui problemi che affliggono l’America, etc.

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Il progetto potrebbe rappresentare il “futuro del giornalismo” per molteplici ragioni: negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, le informazioni vengono fruite sempre più suoi social rispetto ai giornali: decadi fa, con l’avvento di internet, il giornalismo cartaceo inizò a cedere il posto a quello online; mentre adesso, giusto o sbagliato che sia, i social network stanno togliendo lettori ai giornali. Se però sui “classici” social come Facebook, Instagram e Twitter le informazioni sono sottoposte ad un’attenzione di qualche secondo, su YouTube no; per la società la piattaforma rappresenta il fiore all’occhiello: è lì che Vox si è infilato con gran successo, utilizzando video per spiegare in modo semplice argomenti complessi senza banalizzare. In media, un episodio di “Vox Borders”, dura circa quindici minuti, mentre un podcasts dai venti fino ai cinquanta minuti.

Con un mondo che vede sia i giovani sia gli adulti sempre più veicolati ai social che ai giornali tradizionali, l’unico modo per fare buona informazione è il video. Il New York Times ha definito Vox “un’azienda di tecnologia che produce informazione”.

Nel 2018 la società, assieme al colosso dello streaming Netflix, ha realizzato una serie tv diventata famosa anche in Italia, tradotta con il titolo “In poche parole”: in ogni episodio vengono trattati in venti minuti argomenti di attualità in stile Vox. Se non avete Netflix, potete vedere qui 11 episodi della serie gratuitamente.

 

PODCASTS

Come già accennato la società va forte anche nella produzione di Podcasts, attualmente ne produce otto: i più seguiti – oltre a Today, Explained – sono Future Perfect, un podcast settimanale che espone idee per migliorare il mondo; The impact, sempre un settimanale incentrato sull’indagare sugli effetti delle decisioni politiche; Reset, un appuntamento trisettimanale che racconta di tecnologia e di come questa può danneggiarci se non dominata; The Ezra Klein Show e Land of the Giants, il primo è focalizzato sul ragionare su argomenti complessi che ci interessano tutti: come le strategie di Mark Zuckerberg, le idee del famoso scrittore Yuval Harari, etc; mentre il secondo ci porta faccia a faccia con i massimi dirigenti di Netflix, racconta della storia della società, di come sta combattendo la “battaglia dello streaming” e se riuscirà a mantenere la sua posizione dominante ora che la concorrenza è sempre più attrezzata e migliora di giorno in giorno i suoi contenuti: in primis Amazon Prime Video e Disney+.

Se dobbiamo quindi scandagliare tutte le sfaccettature della società possiamo dire che: questa ha unito lo stile giornalistico più tradizionale – che potremmo attribuire al sito -, al video e ai podcast; quest’ultimi concepiti però in modo differente: non si limita, come fanno gli altri giornali, al semplice riepilogo della giornata o alla sezione opinion, ma spazia su più argomenti  e, così facendo, riesce a catturare più ascoltatori, facendo appassionare al piacere – e dovere – di informarsi a più categorie di persone.

Nonostante il suo nobile intendo, alcuni giornalisti hanno criticato il “giornalismo esplicativo” di Vox, David Harsanyi ad esempio, noto giornalista conservatore del The Federalist, in un suo articolo diventato virale intitolato “Come Vox ci rende stupidi”, sostenendo che il “giornalismo esplicativo” ha intrinsecamente escluso punti di vista opposti e prospettive diverse.

Ezra Klein, co-fondatore Vox