Perché il “Democracy Index” non ha (troppo) senso

Secondo l’ultimo Democracy index, pubblicato dall’Economist Intelligence Unit, è la Norvegia il paese più democratico al mondo; ultimo posto invece per la Corea del Nord.

L’Italia si posiziona al 35° posto; ma c’è qualcosa che da subito non torna: si trova sotto Malta, Israele, Cile, Cipro, Taiwan, Botswana, Giappone, Sud Corea; questi paesi per quanto non siano mal messi, riportano notevoli scandali ed incongruenze se li si va a confrontare sotto altri punti di vista. Come mai quindi?

Lo studio è basato sui seguenti cinque parametri: processo elettorale e pluralismo; libertà civili; il funzionamento del governo; partecipazione politica; e cultura politica. Sulla base dei punteggi, considerati tramite 60 indicatori, si classifica ogni paese come: democrazia completa; democrazia soddisfacente; regime ibrido; e regime autoritario.

Alcuni risultati sono (sorprendentemente) molto soddisfacenti per alcuni Stati; ma al fine di provare ad avere un’ulteriore dato per il confronto, è utile confrontare un altro importante indicatore: la classifica dei paese per libertà di stampa. Quella che viene considerata “la pietra focale della democrazia” non può di certo non essere messa in considerazione in una classifica del genere.

Consultando il Press Freedom Index, di Reportes Without Borders, basato su un questionario distribuito ad esperti di settore su sei parametri, la situazione cambia radicalmente: l’Italia si posiziona al 41° posto (+2 rispetto all’anno precedente), mentre il Giappone al 66°, Israele all’88° e Malta all’81°. La domanda naturale da porsi è: com’è possibile un tale dislivello? Un fattore così importante da portare Malta dal precedente 26° posto all’81°? Dove sappiamo bene cosa si celi dietro quella piccola isola.

-Leggi anche: I lati oscuri di Malta

E la slovacchia con il suo 33°? Dove il giornalista Ján Kuciak è stato ucciso per un’indagine sull’utilizzo improprio di fondi europei. In Italia, sebbene ci siano attualmente circa 15 giornalisti sotto scorta e molti abbiano ricevuto minacce di morte, dopo l’ultimo caso del 1993, abbiamo imparato a proteggerli e non è più accaduto; nemmeno per inchieste mafiose. Inoltre ci sono non pochi giornalisti che hanno rivelato informazioni di certo scomode verso politici e criminalità organizzata, ma che continuano “normalmente” la loro attività investigativa, come Nando Dalla Chiesa o Marco Travaglio.

Nel Sud Corea, secondo un’articolo del Post, durante la gestione dell’epidemia sono state attuate misure decisamente antidemocratiche sulle persone omosessuali, oltre che “minacce” da parte della polizia di fare irruzione direttamente nelle case delle persone se necessario; inoltre, sull’app per il tracciamento dei dati, gli esperti si sono espressi critici circa il rispetto alla privacy degli utilizzatori.

In Israele è da mesi (più di 500 giorni) che continua l’indagine contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, riuscito alla fine a rimanere in carica in modo discutibile; proprio domani presterà giuramento per la sua nuova carica. Sul Botswana diffice non spendere alcuna parola, visto che si tratta di un paese dove è ancora criminalizzata la manifestazione amorosa verso persone dello stesso sesso. Queste lacune ovviamente non sono tali da compromettere totalmente lo studio riportato, ma è il distacco che desta scalpore.

Quindi?

Sicuramente le “classifiche” appena analizzate sono due parametri non da poco (come lo è anche il Corruption index, lasciato da parte in questo articolo), però è abbastanza evidente che sorgano degli scetticismi su alcuni risultati. Probabilmente ogni paese, soprattutto gli asiatici, hanno un’altra concezione di libertà e democrazia: alcuni daranno più importanza a determinati fattori piuttosto che altri. Sarebbe tuttavia ingenuo considerare questi dati come molto vicini alla realtà.

Ad esempio la Polonia, che si posiziona al 62° per libertà di stampa, ha i media controllati dal Governo; va da sé che, tutte le posizioni al di sotto, sono anni luce distanti da una democrazia. La Grecia degli ultimi dieci anni è stata la prova di come sia facile abbattere la libertà di stampa, dal 2009 al 2014 aveva perso ben 56 posizioni (arrivando ad occupare la 91° posizione),  per poi iniziare lentamente la sua ripresa e posizionarsi oggi al 65° posto; insieme alla Bulgaria è il paese dell’Unione che ha perso più punti negli ultimi anni.

Eppure a tutti gli Stati piace definirsi democratici; in tutto il mondo solo: Città del Vaticano, Arabia Saudita, Oman, Emirati Arabi Uniti, Brunei non si considerano democrazie (sulla carta):

anche se poi nella pratica:

 

 

 

 

 

 

 

(Foto di Wikipedia)

Sicuramente lodevole è il lavoro svolto sia da Reportes Without Borders che Economist Intelligence Unit, ma la strada da fare per raggiungere maggiore veridicità è ancora lunga.

 

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