La famosa leggenda secondo cui non siamo una democrazia

Tra le tante dicerie che sento spesso in giro, ce n’è una che mi infastidisce particolarmente: “vabbè, mica siamo proprio una democrazia noi”. Un’affermazione del genere non solo è palesemente errata, ma dimostra un grande velo di ignoranza, da parte di chi la dice, su una moltitudine di argomenti, non solo la politica. Perché non è corretta però? Dov’è l’errore? E qual è l’argomentazione che dovrebbe convincermi del contrario?

Innanzittutto, anche se sono consapevole che chi afferma una cosa del genere non intende questo, voglio soffermarmi sulla definizione di democrazia, e far capire perchè noi cittadini abbiamo bisogno di qualcuno che ci rappresenti. Democrazia significa proprio quello, dal greco: démos, «popolo» e krátos, «potere». Potere al popolo.

La Treccani definisce la democrazia come: forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico. Cosa significa tutto questo? Facciamo prima un passo indietro.

Quando, ad Atene, nacque la prima forma di Governo riconducibile ad un’attuale democrazia, tutta la città si riunivano in un determinato luogo, e votava per alzata di mano su una precisa questione. Fu la prima volta che il voto di un disoccupato e quello di un aristocratico vennero considerati uguali; quest’ultimi ovviamente, erano molto delusi da un tale sistema.

Come siamo arrivati oggi, ad avere delle persone che ci rappresentano? Innanzittuto, siamo troppi per riunirci in piazza e, secondo, si presume che i pochi siano migliori. Noi, cittadini quindi, deleghiamo i nostri poteri ad alcune persone perché questi, al posto nostro, li esercitino.

Se questo ragionamento fila liscio, e le agenzie internazionali che si occupano di verificare la correttezza del voto in tutti i paesi non hanno riscontrato brogli elettorali in Italia, perché non dovremmo essere una democrazia? Nonostante la democrazia non sia votare ogni cinque anni, ma un’insieme di valori e principi che devono regolare la corretta informazione, la trasparenza, etc. le persone la associano ad un corretto svolgimento del potere politico.

 

INFORMARSI

Siccome in Italia “non funziona niente” allora non siamo una democrazia, questo è il ragionamento che si cela all’interno dei cittadini. Niente di più sbagliato. La democrazia non è uno Stato che funziona bene, ma uno Stato che ha la possibilità di farlo. Stato inteso come tutti noi. Per esempio, in Serbia i cittadini, anche se volessero, non potrebbero dall’oggi al domani diventare una democrazia tra le più avanzate: perché a non funzionare non sono i semplici servizi, ma la corretta libertà di informazione. Come fa un cittadino a delegare correttamente i suoi poteri, se non esistono giornali indipendenti da cui informarsi, se non esiste una libertà di stampa che controlla la politica sul suo operato, se la corruzione dilaga. Non può, semplice.

La triste verità è che la maggior parte di quello che non funziona in Italia, tra cui la stessa politica, dipende esclusivamente da noi. Le democrazie funzionano bene se i cittadini sono ben informati. Il problema è che se c’è tanta ignoranza le persone non sanno nemmeno da dove informarsi. Non riconoscono nei giornali il centro della democrazia. Una cosa che vado dicendo spesso alle persone con cui parlo è che i giornali, sono un’azienda sfigata. Sfigata perché nonostante la libertà di espressione sia la pietra focale di ogni democrazia, pertando garantita al pari di ogni altri servizio pubblico fondamentale, come la scuola, la sanità, etc. un giornale non deve assolutamente essere pubblico. Altrimenti se ne comprometterebbe la sua neutralità, la sua indipendenza. Ma i soggetti privati devono guadagnare per restare in piedi. Va da sè che si creeranno giornali per ogni tipo di pubblico, un modo elegante per dire: c’è chi guadagnerà con il clickbaiting e chi no. Qui sorge il problema che illude molti cittadini a diffidare nei giornali (ma a fidarsi della televisione, sia mai), anche se la maggior parte di loro non produce affatto brutti contenuti. Detto in altre parole: quei pochi che fanno cattivo giornalismo, fanno parecchio rumore.

Se prendiamo la classifica dei giornali più letti in Italia – ad eccezione degli sportivi – troveremo, partendo dal più letto: Il Corriere della Sera, La Repubblica, IlSole24Ore, La Stampa. Tutti questi, ad eccezione di Repubblica che ha uno stampo di “sinistra” sono giornali neutrali. Ma il fatto che Repubblica sia un giornale “schierato” non fa di lui un brutto giornale. È senza dubbio il punto di riferimento su tutta la politica nazionale, da cui fanno riferimento moltissimi giornali più piccoli, da cui sono partite fior di inchieste, tra cui quella sul caso della ONG Diciotti.

Capite che è facile banalizzare un giornale reputandolo come schierato. La verità è che la maggior parte degli italiani parla della qualità dei mezzi di informazione senza averne mai letto uno. Meglio informarsi su facebook. Giusto.

Se in Italia informarsi bene è possibile, non abbiamo scuse. Se non lo facciamo è solo colpa nostra. Basta guardare però i programmi televisivi che fanno più ascolti per capire che alle persone non interessa poi così tanto informarsi bene. La televisione conosce bene i suoi ascoltatori, sa che sono persone a cui interessa solo essere intrattenuti. Sono ascoltatori non allenati nemmeno a porsi la domanda: sarà vero quello che mi stanno dicendo? Sono queste cose che mi fanno vedere il problema dell’Italia? O sono io che se posso pago senza fattura? Confrontarsi con la realtà fa male però, ecco perché lo fanno in pochi.

Se più cittadini si ponessero questa domanda, programmi come Le Iene, Striscia La Notizia, Non è l’Arena, non esisterebbero. L’informazione televisiva possiede dei limiti intrinseci: il tempo e il non potere verificare la fonte. E nel giornalismo se non c’è la fonte, quel dato non ha significato. Perché esistano giornali di alto livello servono due cose quindi: dei cittadini che vogliono un’alta qualità di informazione e dei bravi giornalisti. La seconda non manca mai. La prima spesso.

 

POLITICA, UNA MATERIA INCOMPRESA

Uscendo dal modo in cui informarsi, ed entrando in un argomento un po’ più tecnico, vorrei parlarvi di un’altra delle domande collegate al tema principale. Molti asseriscono che non siamo una democrazia perché non scegliamo noi il Presidente del Consiglio. Facciamo chiarezza: in Italia, come per tanti altri paesi come la Germania, il Belgio o l’Olanda, non è previsto che i cittadini possano votare direttamente per il Presidente del Consiglio.

Di chi è colpa? È la fine del mondo?

In Italia ciò non è previsto perché il tutto avviene in maniera indiretta. Noi votiamo per i nostri rappresentanti in Parlamento, il massimo organo rappresentativo, e loro approveranno o meno la scelta fatta dal Presidente della Repubblica, incaricato di selezionare i candidati alla carica di Primo Ministro (o Presidente del Consiglio, la dicitura Primo Ministro è quella più internazionale). Generalmente comunque, se c’è un partito che ha ottenuto un’alta maggioranza, sarà il capo di quel partito il Presidente del Consiglio.

Come mai tutto questo? Per motivi storici che sono impossibili da cambiare anche oggi, perché a cambiare dovrebbero essere le persone. In società profondamente divise da fratture ideologiche, si creano tanti piccoli partiti, questo è il caso dell’Italia, e di tanti altri paesi. Mentre per il Regno Unito o gli Stati Uniti è vero l’opposto: siccome il modo di pensare dei cittadini è omogeneo, si creano – sostanzialmente – due grandi partiti. In quest’ultimo caso il partito che vince, siccome ha un’ampia maggioranza, è in grando di scegliere – sempre indirettamente – il Primo Ministro senza problemi. Anche in quei paesi si vota per il Parlamento, ma siccome c’è una grande maggioranza tra chi vince le elezioni, il Primo Ministro non è mai diverso dal capo del partito vincente.

In Italia invece, con tanti partiti differenti, è difficile che uno di questi ottenga una maggioranza sufficientemente alta da permettergli di governare da solo. Si vengono a creare necessariamente delle coalizioni, con un Presidente del Consiglio frutto di accordi e compromessi tra tutti i partiti. Ecco spiegato, nulla di oscuro.

Le crisi di Governo non dipendono da chissà quali “poteri forti”, ma dall’incapacità dei partiti di collaborare, visto che, nemmeno gli elettori sono disposti a scendere a compromessi. Se un politico fa una cosa, è perché o crede in quella cosa, o perché gli porta voti.

Torniamo come vedete al punto di partenza, la colpa è nostra. Il potere è veramente nelle nostre mani: se domani tutti fossimo più tolleranti verso gli altri partiti, questi non perdendo voti, collaborerebbero tra loro più facilmente. Sapete il detto no? «In Italia non si può parlare di calcio, di religione e di politica». Niente di più lineare.

Concludo con un concetto secondo me davvero fondalmentale: il potere è nelle nostre mani, siamo noi a decidere cosa la politica – e anche le aziende ormai – faranno, perché tutti cercano il consenso. Ognuno di noi è dotato di grande potere, peccato che non ne è a conoscenza. La politica fa ciò che i cittadini vogliono. Non voglio demonizzare gli italiani più del dovuto, siamo un paese fatto di grandi disparità culturali e con grandi problemi storici. Molto diviso. Nato sotto un grande velo di ignoranza: perché la cura a tutto è quella, l’istruzione. È assurdo pensare che una democrazia funzioni se non si è mai insegnato come funzioni lo Stato ai cittadini.

 

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