Il declino della democrazia italiana (e non solo)

Devo essere sincero: sono preoccupato per la democrazia. Non parlo solo del contesto italiano, bensì di quello globale: solo dall’inizio del 2020 sono, de facto, morte due democrazie: l’Ungheria e Hong Kong. Quando un politico (o uno Stato nel caso di Hong Kong) vuole indebolire una democrazia la prima cosa che fa è aggredirne la cultura. Sia l’Ungheria che l’ex colonia britannica hanno avuto un forte oppresione della libertà di stampa: da circa un anno ad Hong Kong sono stati banditi dalle librerie tutti i libri sul sesso, sulla religione e, soprattutto, quelli critici del governo di Pechino; in Ungheria, invece, si è pensato – già da anni in realtà – di statalizzare i giornali. Ma la democrazia non si indebolisce solo in questo modo: lo fa non appena ci ritiriamo dall’esprimere la nostra opinione scomoda, con l’omertà, con la disinformazione, etc.

In questi anni, abbiamo osservato come le democrazie si indeboliscono fondamentalmente in tre contesti: miseria, ignoranza, corruzione. Nota importante: nessuno Stato oggi è escluso. Nessuno.

La miseria genera malcontento generale ed è la causa di una scarsa attenzione ai propri diritti. D’altronde, le persone pensano prima al piatto sul tavolo che alla trasparenza del giornale. L’ignoranza ci rende vittime delle bugine, dalle notizie false generate da testate e politici mediocri, ma soprattutto genera tolleranza e incapacità di orientamento tra quelle notizie veramente affidabili. La corruzione implica bassa meritocrazia (e quindi malcontento), poca trasparenza etc.

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Come già accennato, oggi, nessun paese è immune ad un indebolimento di democrazia: partiti estremisti si sono ormai (per ora in modo non solido) radicati anche nei paesi del Nord, come in Germania, Finlandia e Paesi Bassi. I tedeschi, solo nell’ultimo anno, hanno visti crescere in modo esponenziale militanti di estrema destra vicini al nazionalsocialismo di Hitler. La verità è che oggi, se vogliamo tenerci stretta la democrazia, dobbiamo “combattere”.

Nell’ultimo anno, a mio modesto avviso, in Italia abbiamo visto pezzo dopo pezzo questo indebolimento: prima la legge sul taglio dei parlamentari, sulla quale manca totalmente un dibattito; poi la proposta del senatore Pillon circa la legge sulla censura dei “contenuti pericolosi” per i minorenni; successivamente le complicazioni sull’aborto in Umbria; ed ora, per non farci mancare nulla, il “decreto semplificazioni”. Innanzitutto la prima legge di una democrazia è trasparenza, dove trasparenza significa zero censura: dove c’è censura c’è sempre un paese poco democratico; poi, come diversi giornalisti hanno avanzato, la fase oggetto del decreto semplificazioni – la scelta dell’appaltatore in modo discrezionale -, rappresenta la parte più modesta in termini di tempo per la conclusione di un’opera pubblica. Sostanzialmente, colui che prima sceglieva gli appaltatori sotto un preciso processo che analizzava i costi, l’accuratezza, il tempo, ora lo può fare a propria piacimento, scegliendo anche suo cugino.

C’è poco da speculare, quest’ultimo decreto favorisce solo due tipi di persone: i corrotti e le mafie. La proposta di Pillon, rappresenta la censura di argomenti già tenuti troppo riservati, come il sesso, oltre che in importante attacco alla libertà di espressione: questo, nel lungo periodo,  potrebbe veramente arrivare a compromettere i giornali. Circa quello che è successo in Umbria invece, possiamo dire che rappresenta il classico risultato di un paese indottrinato da religione e false promesse politiche. Mentre noi andiamo in ferie con il bonus vacanze, dall’altra parte del mondo ci sono dei ragazzi che, su una popolazione di otto milioni di abitanti, due milioni sono scesi per le strade a protestare in modo pacifico, rischiando seriamente di venire arrestati, picchiati o addirittura uccisi, per salvare la loro già esile democrazia. Ora, dopo sei anni di continui tentativi di assalto da parte della Cina, Hong Kong ha visto la fine della libertà pensiero.

Secondo me, i veri nemici del nostro tempo sono principalmente due: la superficialità e l’incapacità di dare importanza alle cose. È a dir poco fantastico poter dire quello che si vuole e sdoganare argomenti prima tabù, ma se non osserviamo il soggetto che compie quella determinata azione, allora rischiamo di incepparci. Io, comune cittadino, posso fare quello che voglio nel rispetto della legge; un politico no. Il politico deve rappresentare la massima integrità e una minima tolleranza. Non possiamo tollerare questa inutile campagna elettorale – visto che siamo sempre in elezioni -, non possiamo dire di sì ad un tale decreto, non possiamo dimenticarci tutto questo quando andremo alle urne.

Per capire quanto sia semplice indebolire una democrazia prendiamo un esempio vicino e calzante: la Francia. Quando i cittadini francesi scelsero il loro Presidente nel 2017, al ballottagio finale avevano due opzioni: Emmanuel Macron, europeista, progressista, istruito, etc; e Marine Le Pen, conservatrice, euroscettica, antiprogressista. Giusto per rinfrescarci la memoria, quest’ultima voleva uscire dall’Unione Europea, vietare l’aborto, e rinchiudere in se stessa la Francia. Alla fine lo sappiamo com’è andata a finire, ma forse pochi ricordano che, l’anno seguente, alle elezioni europee, la Le Pen ha ottenuto più seggi di Emmanuel Macron: in un solo anno sarebbero potuti passare da una sponda all’altra. Tutt’oggi, Macron, sembra molto indebolito, e non sorprenderebbe vedere la Le Pen al potere nel 2022. Questo per dire che: la Francia, uno dei paesi più ricchi al mondo, con alti livelli di democrazia, alti livelli di libertà di espressione, alti tenori di vita, sia sotto sotto, potenzialmente instabile.

Lo stesso potremmo dire per i Paesi Bassi e l’Austria, dove le forze politiche di destra poco moderata stanno avanzando: il problema è che da tali politici non ci si può aspettare linearità, oggi sono moderati e si ritengono “di centro destra”, domani possono cambiare umore e, chissà se sarà piacevole.

Quello che abbiamo subito negli ultimi tempi è inaccettabile: a settembre dovremo votare per approvare o meno il taglio dei parlamentari, e ancora non se ne parla. Circa la legge Pillon invece, se verrà approvata, migliaia di ragazzi cresceranno con filtri su “contenuti pericolosi”; circa il decreto semplificazioni, perderemo ulteriore reputazione all’estero, visto che stiamo buttando i soldi dell’Unione. Non lamentiamoci se non ci danno gli Eurobond.

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