I lati oscuri di Malta

tipiche barche maltesi

#Rel1=ON è il messaggio che ha messo fine alla vita di Daphne Caruana Galizia, la nota giornalista e attivista maltese che contro tutto e tutti ha criticato il suo governo e il ruolo che stava avendo Malta nel mondo: violazione dei diritti umani, corruzione, riciclaggio di denaro, alleanze poco trasparenti. Daphne ha pagato con la vita trent’anni di giornalismo investigativo: solo il tritolo l’ha potuta fermare, ma ora, la sua storia è sulla bocca di tutti.

Malta è un paese dove la libetà di espressione è molto giovane: i ricordi dell’opposizione del partito laburista degli anni 80′ sono ancora molti vivi nella mente dei cittadini e la televisione è ancora uno strumento utilizzato dal Governo come mezzo di propaganda. In quest’isola, prima che Daphne decise di intraprendere la carriera di giornalista, tutti i giornali si sentivano intimiditi a criticare l’operato del Governo, tanto da essere abituati a firmare sempre con La redazione.

Noi italiani sappiamo poco di questa piccola isola: molti conosceranno la sua importanza come sito UNESCO mondiale, oppure, per le sue belle spiagge; altri  ancora l’avranno visitata per imparare l’inglese o in gita scolastica. Ma pochi, prima che Daphne arrivasse sul grande pubblico, sanno cosa si può celare dietro questo piccolo Stato.

Roberto Saviano il 14 ottobre 2019 inaugura a Milano il libro Di’ la verità anche se la tua voce trema, edito da Bompiani. Il testo è una raccolta dei migliori articoli di Daphne fatta assieme ai tre figli, in anni e anni di carriera giornalistica. È anche grazie a lui se oggi sappiamo tutto quello che Daphne raccontava sul suo paese.

Galizia ha svelato i lati più oscuri dell’isola, ne ha fatto chiarezza a tutti, scrivendo dalle violazioni allo stato di diritto, al business della cocaina, fino ad arrivare all’enorme ruolo, nel riciclaggio di denaro, che coinvolge l’isola. Ha scritto delle infinite sospette trattative tra Joseph Muscat (ex primo ministro) e la Cina, l’Azerbaijan, la Russia, gli Stati Uniti, dell’enorme business circa la vendita di passaporti, che ancora oggi vale il 2,5% del Pil.

Molti politici maltesi – tra cui Muscat e il suo consiglio di gabinetto – sono stati coinvolti nello scandalo Panama papers, in accordi internazionali per lo sfruttamento di migranti, in appalti sospetti – per usare un eufemismo – sul mercato dell’energia e l’edilizia. Il lavoro di Daphne, nel documentare tutto questo, non è mai stato facile: nel 2013 subisce un arresto (il giorno prima delle elezioni), successivamente gli verrà incendiata la casa, ucciso il cane, subirà vari attacchi da parte di potenti avvocati londinesi e il congelamento del suo conto bancario; i suoi figli, ancora oggi, stanno rispondendo al suo posto sulle precedenti accuse. Daphne era infermabile, e questo non dobbiamo dimenticarlo.

 

Riciclaggio

Daphne riuscì inoltre a notare numerose falle nel sistema politico e finanziario di Malta. Il nome che attirò particolarmente la sua attenzione – tramite fonti dirette all’interno della banca – riguardò la Pilatus Bank: una banca il cui cuore dell’attività era il riciclaggio di denaro per conto di individui di grosso calibro, tra cui il filglio e la figlia del dittatore azerbaigiano Ilham Aliyev. Questa affermava di operare ai più alti standard internazionali sul piano finanziario e della conformità alle regole. Le accuse portate avanti dalla giornalista nei confronti di questa banca privata fecero capire subito che, forse, questi “alti standard” non lo erano poi così tanto. Ormai, le sue parole all’interno dell’isola, avevano un peso rilevante, tanto da far spostare al primo ministro, assieme ad alti esponenti della finanza, importanti viaggi diplomatici per andare a spiegare il tutto a New York. Cinque mesi dopo la morte di Daphne, il proprietario della Pilatus Bank – un certo Hashminejad – venne preso in custodia dall’FBI e, successivamente, messo in stato di accusa per frode bancaria, evasione fiscale e coinvolgimento in riciclaggio internazionale.

Migranti

Sicuramente molto acceso, all’interno del nostro paese, era il ruolo di Malta sull’immigrazione. Malta è un’isola che fa parte dell’Unione Europea dal 2004, e vista la sua vicinanza con il continente africano, deve contribuire al salvataggio delle vite assieme all’Italia, alla Grecia e alla Spagna. L’immigrazione è una questione che non solo nel bel paese funziona molto bene durante le campagne elettorali: anche qui l’ex primo ministro Joseph Muscat la mise al centro della sua propaganda. Daphne in un suo articolo, fortemente critico dell’operato di Malta nella gestione dei migranti, ha dato voce a Sara: una ragazza molto coraggiosa che ha raccontato come e perché ha deciso di partire dall’Etiopia, e delle condizioni di vita all’interno dei “centri di accoglienza” maltesi. Sara, a seguito della morte del padre, venne deportata in Eritrea assieme alla sorella e alla madre, che dopo poco tempo, si spense. Le due sorelle si ritrovarono così orfane, in un paese dove non conoscevano nessuno – tantomeno la lingua – e con una guerra in corso. Presto ricevettero l’ordine di andarsene da parte della polizia locale, e fu così che si ritrovarono ad intraprendere un viaggio sulla prima barca per l’Europa: speravano di andare più a Nord possibile, ma già il Sud era un ottimo inizio.

Le testimonianze di Sara sulla vita nei campi fanno venire i brividi: più di cento persone accolte in un piccolo edificio con solo tre bagni, massimo un’ora d’aria aperta al giorno, porzioni di cibo scadute e talmente immangiabili da essere portate da poliziotti che si coprivano il naso durante il tragitto; alcuni di loro asserivano frasi come “le persone come voi mangiano qualsiasi cosa” oppure “meglio, ne abbiamo uno in meno” alla morte di una persona.

Il trattamento che Malta riservava verso queste persone – come potete ben immaginare – era assai diverso da quello verso chiunque disponesse di un milione di euro per comprare un passaporto maltese, ed avere così pieno accesso all’Europa (oltre che godere delle molte mete disponibili senza la necessità di un visto, limitandosi al solo il modulo di ingresso). Esatto, è possibile acquistare la cittadinanza maltese con del denaro.

 

Sfruttamento

Come già accennato, le trattative tra Malta ed alcuni Stati asiatici, sono legate da ottimi rapporti: tra tutte smascherate da Daphne, spicca sicuramente quella avviata con le organizzazioni criminali Nordcoreane. Pyongyang necessita di moneta estera per alimentare il suo piano militare, vista l’inesistente economia del paese, e il miglior modo per farlo, è con lo sfruttamento delle vite umane: vengono presi cittadini in condizioni di estrema povertà da organizzazioni criminali, trasferiti in altri Stati (Malta ad esempio), a lavorare in condizioni che possiamo solo immaginare, in fabbriche – ovviamente – non a norma. Gli vengono prelevati i passaporti, così da impedirgli la fuga, e soprattutto trattenuto tutto lo stipendio – al di fuori della stretta necessità – così da trasferirlo in Nordcorea. Ecco come questi Stati prelevano moneta estera.

 

Libertà di espressione

Daphne, come tutti i giornalisti – in particolare come quelli che si occupano di politica, corruzione e diritti umani – ha più volte trattato il tema della libertà di espressione: la pietra focale della democrazia.

In particolare, ha sempre sostenuto come la definizione di democrazia sia nella testa dei maltesi – e non solo –  incredibilmente distorta: da qui, una delle sue citazioni che “passò alla storia”: viviamo in un’isola dove le persone pensano che la democrazia sia il diritto di votare una volta ogni cinque anni. Daphne fa capire che la democrazia è ben altro: è un’insieme di fattori che devono essere tutti presenti perché si possa davvero considerare tale uno Stato. Per citarne qualcuno protremmo dire: bassa corruzione, trasparenza, partecipazione dei cittadini all’interno della società, correttezza e indipendenza della magistratur; tutte cose che Daphne non vedeva minimamente all’interno del suo paese. Se pensiamo che la democrazia sia solo la pace, qualche diritto e votare, probabilmente dovremmo raffinare la nostra definizione.

Daphne si è inoltre più volte schierata molto duramente sulle posizioni prese da quei regimi autoritari o semi-autoritari; con particolare riguardo a tutti i giornalisti che ogni anno vengono uccisi o messi sotto scorta, perché troppo scomodi per gli interessi politico-mafiosi. Particolare solidarietà venne espressa in un suo articolo sul caso di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata nell’ascensore del suo appartamento, che si era espressa molto critica nei confronti dei provvedimenti messi in atto dal presidente Vladimir Putin: dalla guerra in Cecenia, ai giornalisti e politici di opposizione scomparsi.

Daphne osservava molto attentamente il mondo che la circondava: aveva capito che la censura più pericolosa non è quella repressiva, ma quella latente, perché apparentemente è concessa, ma se scatenata, non gradita a molti.

Ormai le democrazie non cadono con un Colpo di Stato, bensì con le stesse persone che vanno democraticamente al potere, è sufficiente cambiare a poco a poco qualcosa per ritrovarsi dopo qualche decade in un’autocrazia (ovvero formalmente una democrazia, ma sostanzialmente una dittatura). Questo Daphne lo aveva capito, non si faceva tacere da nessuno, perché è quando hai paura di dire qualcosa che, iniziano i problemi. C’è una celebre frase che asserisce “le dittature cominciano quando qualcuno in treno urla e nessuno gli dice di abbassare la  voce”, Daphne di certo, glielo avrebbe detto.

 

-Leggi anche: Perché il “Democracy Index” non ha (troppo) senso