Gli americani sono degli ignoranti?

Da qualche giorno si sta parlando della convention tenuta, in modalità “remoto”, dal partito Repubblicano, guidato dal Presidente Donal Trump. In molti hanno evidenziato come siano stati descritti «scenari apocalittici ed estremisti» da parte degli oratori del partito e dallo stesso Trump, portando alla luce la considerazione che “gli americani sono proprio ignoranti” e che sia «inconcepibile» votare certe persone. Tuttavia, la realtà dei fatti è decisamente più complicata di così: per capire la politica americana, bisogna prima capire la loro storia, la loro cultura e le priorità di ogni cittadino.

 

Breve storia degli Stati Uniti

Come racconta Francesco Costa nel suo libro, Questa è l’America, negli Stati Uniti fin da prima che venisse scritta la Dichiarazione d’indipendenza gli americani hanno iniziato a sviluppare uno stile di vita per cui il possesso di armi era imprescindibile. La vita delle persone si sosteneva quasi esclusivamente con l’allevamento e l’agricoltura. Nessuno poteva proteggerli da un’aggresione di un branco di animali o da uno scontro con altri nativi americani. Lo «Stato» non esisteva: basta pensare che furono prima i cittadini che il Governo a prendere in mano il monopolio della forza pubblica.

Presto quindi le armi, possedute oggi da un terzo degli americani, sono diventate qualcosa più di un semplice «motivo di difesa»: sono diventate tradizioni, cultura e addirittura riti. Fin da piccoli i bambini sono abituati a vedere e sentire parlare delle armi: la caccia – da Nord a Sud – è una prassi, uno sport di famiglia. Se in Italia siamo abituati a vedere sui profili social dei nostri conoscenti “il piatto che hanno mangiato” o foto di paesaggi, negli Stati Uniti non è affatto insolito trovare le foto dei nostri amici vicino ad animali uccisi nel periodo di caccia: è una cosa normale.

Le armi, sono un po’ come una «religione»: ognuno si incaricherà di diffonderne la cultura, di insegnare ai figli come maneggiarle e come difendersi. Ci sono tante prime volte nella vita di un americano: la prima volta che ho sparato, la prima volta che ho ucciso un animale nella caccia, la prima volta che mangio come uno che ha sparato, etc. Tradizioni. Gli americani, soprattuto negli Stati del Sud, hanno un senso di riluttanza verso le istituzioni: “perché qualcuno devi dirmi cosa devo fare? Se ho qualcosa è perché nessuno mi ha regalato niente”. E come già accennato, per centinaia di anni è stato effettivamente così: l’America è un luogo enorme ma poco densamente popolato; pensare che, prima dell’invenzione dell’automobile, lo «sceriffo» potesse coprire aree così estese era semplicemente impensabile. Solo il Texas è grande quando la Spagna e il Portogallo insieme, ma con meno della metà della popolazione: e stiamo parlando del secondo Stato più popoloso d’America. Figuriamoci in Stati come l’Alaska, il Nevada, l’Arizona o il New Mexico.

Gli abitanti hanno presto imparato a sbrigarsela da soli, e questo ha creato in loro dei veri e propri “principi”: la libertà di fare ciò che si vuole con il proprio terreno – senza troppe autorizzazioni -, la libertà di poter difendere come meglio si crede la propia dimora (quindi anche con le armi), la libertà di non pagare i contributi per la pensione. Da tutto questo si eredita ancora oggi un sistema con mille pregi e mille difetti, da cui nascono tutte le idee più innovative che tutti noi oggi usiamo come se niente fosse: servizi di e-commerce come Amazon, social network, computer, cellulari per come li conosciamo, libri tradotti, film di ogni genere. La lista è veramente infinita.

Il sogno americano, la loro grande tenacia ed intraprendensa, la grande propensione al rischio, non nasce per caso.

 

Come interpretare le Convention

Non c’è da meravigliarsi quindi che, a soli cinquant’anni dall’abolizione della schiavitù, tante convinzioni siano ancora molto vive nella mente dei cittadini: le vecchie abitudini sono difficili da cambiare. Molti elettori del Partito Repubblicano trovano in quei discorsi «estremisti» la loro normalità, la loro storia e la loro tradizione. L’America è molto grande e diversa: ci sono Stati come il Minnesota – dove sono iniziate le proteste del movimento “Black Lives Matter” – dove i repubblicani nemmeno fanno campagna elettorale, visto che il Partito Democratico vince ininterrottamente da 1976. Viceversa ci sono Stati come l’Alabama o il Texas dove i repubblicani sono molto forti. Inoltre, dall’esterno è sempre più facile capire le cose: nessuno di noi, dall’Italia, può sapere cosa avrebbe votato se fosse nato negli Stati Uniti. Nessuno può sapere se, vivendoci, cambierebbe idea o la confermerebbe. Gli oratori insomma, non si stanno rivolgendo a voi, ma ai loro elettori, che sono persone diverse da voi.

Gli Stati uniti sono quindi un luogo di grandi tradizioni e “principi”, di diritti conquistati con sudore e fatica (per usare un eufemismo); basti pensare alla differenza tipica che contraddistingue – sempre generalizzando – gli elettori ispanici da quelli afroamericani: entrambi votano nella maggior parte dei casi per il Partito Democratico, ma con percentuali di affluenza sostanzialmente diverse. Mentre gli afroamericani hanno lottato per conquistare quello che oggi hanno, gli ispanici no: questo li porta ad essere meno interessati alla politica, e quindi a partecipare meno; l’esatto opposto dei neri.

Porsi un gradino superiore agli altri non conoscendo la situazione ci porta a non comprendere la dinamica del paese che stiamo analizzando. Se poi, quel paese è il più importante ed influente del mondo, i cui risultati elettorali ci toccheranno, direttamente o indirettamente, non poco.

 

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