Ecco chi sono i VERI poteri forti in Italia: i vecchi

Altro che Soros, la Merkel e gli oligarchi russi: in Italia i veri poteri forti sono gli adulti e i vecchi. Cosa intendo con questa provocazione?

La frase che si sente alla radio la mattina “non è un paese per giovani” contiene al suo interno una molteplicità di significati che rappresentano gran parte delle cause dell’arretratezza su una moltitudine di aspetti, soprattutto sociali, che affligge il nostro paese, come: l’omofobia, la testardaggine, la maleducazione, l’uso spropositato di televisione, il complottismo. Potrei continuare.

Per comprendere queste dinamiche non possiamo basarci solo sul presente, queste fascie di età sono cresciute all’interno di un’Italia che già nei primi anni del millenovecento era uno dei paesi con il livello di istruzione più basso in Europa, soprattutto al Sud – con un grado di analfabetismo di circa il 90%. Un’insieme di fattori che potremmo semplificare quindi con una sola parola: istruzione, ha fatto sì che nell’attuale società italiana prevalga una classe dirigente che faccia ancora fatica a comprendere dove bisogni andare.

Il complottismo nasce dall’ingnoranza: non si è capaci di capire quello di cui si sta parlando, quindi, per sentirsi parte di un gruppo – e intelligenti – si dice “ah ecco, ho capito, mi stai fregando, le cose stanno così. Che forte che sono a non farmi fregare”.

La diffidenza nella tecnologia è palpabile con mano all’interno di uno dei paesi sviluppati con la più bassa penetrazione di internet (circa del 61%), contribuendo a dividere la società tra giovani e meno giovani. Tra una arretratezza che, fino a quando si lavorava in fabbrica andava pure bene, ora, in un’economia dei servizi, ci porterà al collasso. Non sto dicendo che la colpa provenga solo da una parte, ma di sicuro, in quanto persone con più esperienza, ci si aspetterebbe un dialogo più saggio, pronto all’ascolto, di rispetto reciproco tra idee dalle persone più grandi. Invece ciò non accade per niente: ci troviamo di fronte ad una società più che mai spaccata in due, che si rifiuta di cercare comprendere (per un forte egocentrismo) le abitudini e il modo di pensare dei giovani, interessante o meno che sia.

Essendo una minoranza della popolazione, i più giovani si ritrovano totalmente buttati fuori dal dibattito pubblico, polarizzato solo verso i più adulti. Un politico non proporrà in Parlamento una legge se questa non gli porta dei voti, e questi li si possono conquistare solo in un modo: facendo ciò che le persone vogliono. E il dibattito pubblico chi lo vince oggi? La maggioranza, quindi, i boomer.

I risultati di una società del genere si vedono subito, Quota 100 e il reddito di cittadinanza sono i due esempi più palesi del potere di legiferare della classe più anziana, assecondata da un Governo totalmente fallimentare, che non ha mai accennato una parola sui fondi all’istruzione o a vere politiche di riforma. Di chi è la colpa? Sicuramente degli elettori, egoisti e disinformati, convinti di esser stati una grande generazione, e che quindi, non ha niente da imparare. Daphne Caruana Galizia diceva che: “la vergogna di aver votato il politico sbagliato non è molto, ma almeno è un primo passo”, speriamo sia davvero così.

L’omofobia e l’euroscetticismo sono altre due grosse piaghe della nostra società, basti pensare che si è dovuto aspettare il 2016 per concedere le unioni civili alle persone omosessuali, e tutt’ora non esiste una legge sulle adozioni, a parte il contentino sul cosiddetto stepchild adoption (adozione del figliastro). Non basta nemmeno la brexit a salvarci dall’ultimo deludente posto nella classifica dei paesi più euroscettici dell’Unione, con il 63% della popolazione che ritiene negativa (o né positiva che negativa) all’appartenenza alla comunità europea. Tra i più responsabili di questo risultato c’è sicuramente Matteo Salvini, che sta cavalcando un’onda sempre più grande di consensi, che contribuiscono allo scetticismo degli investitori. Un conto che “usciamo dall’euro” lo dica un gruppo di persone al bar, un conto se lo dice l’ex ministro dell’Interno. Altro che Stati Uniti d’Europa insomma.

Tutto questo non è di grande ispirazione per i giovani: molti di loro vedono la politica in modo negativo, una cosa di cui non sanno, di cui è meglio non parlare, soprattutto in presenza di adulti, per non essere taciuti (e interrotti) immediatamente. Se un giovane vuole esprime una sua idea (razionata o meno che sia), si trova in difficoltà, non viene aiutato, ma scoraggiato “non è così, ascolta me che ho più esperienza”; una censura latente insomma. Questo ha contribuito a far allontanare gli under 30 dalla vera informazione: quella dei giornali; facendoli convincere che questa si trovi solo sui social, un errore enorme. L’Italia è bloccata socialmente per questo: una stagnazione economica-culturale che non è affatto rappresentazione dell’intero paese, ma ahimè, solo di chi detiene il potere.

 

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