Cattive acque: un film che ci ricorda il coraggio di Robert Bilott

Il 20 febbraio ha debuttato in Italia “Cattive acque”, un film tratto dall’articolo del The New York Times MagazineThe Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare“: un film che ci ricorda il coraggio, la grinta, la resilienza di Robert Bilott, interpretato nel film da Mark Ruffalo.

Siamo nella cittadina di Parkersburg, nel West Virginia, è qui che si trova una delle sedi della multinazionale della chimica DuPont, colei che fu la prima nel mondo a realizzare uno stabilimento per la realizzazione del PFOA-C8, meglio noto come Teflon. Fu scoperto nel 1938 durante la seconda guerra mondiale, all’inizio veniva utilizzato per scopi militari; solo in seguito trovò la sua applicazione anche come rivestimento impermeabilizzante per tessuti, pellame, carta, padelle antiaderenti. Il PFOA-C8 oggi è stato collegato a: cancro, infertilità, malattie alla tiroide, colesterolo altro. La lista potrebbe continuare.

Se oggi sappiamo tutto questo però è solo grazie alle segnalazioni fatte dai cittadini di Parkersburg e al lavoro di Robert Bilott. Questi lavora per un prestigioso studio legale, è un avvocato ambientalista, e si occupa di difendere le aziende chimiche: un giorno nel suo ufficio si presenta un allevatore di nome Wilbur Tennant per denunciare tutto quello che sta succedendo al suo bestiame, questi afferma che le sue vacche sono diventate inispiegabilmente aggressive, magre, mostrano strani sintomi cutanei, e soprattutto, stanno morendo una dopo l’altra.

Robert all’inizio si trova spiazzato: cosa ci fa un contadino che vuole denunciare una incuria di una industria chimica in uno studio legale che si occupa di difendere le imprese chimiche? Tennant afferma di conoscere sua nonna: è stata proprio lei a raccomandarmi di venire qui da te, abitiamo vicini. Bilott decide di approfittarne per fare un salto a Parkersburg, così da rivedere la nonna e fare un sopraluogo da Tennant, per verificarne lui stesso le sue dichiarazioni. Robert capisce subito che c’è qualcosa che non va, vuole vederci meglio; decide così di prendere in mano il caso, grazie a un favore concessogli dal suo datore di lavoro, che gli raccomanda: “chiudila presto questa storia”.

Robert inizia a chiedere spiegazioni alla DuPont, che gli risponde riversandogli più di 100,000 pagine di documenti conservati in un magazzino, sperando di scoraggiarlo attraverso l’enorme mole di lavoro. Ma Robert è un tipo tosto, non si ferma e trova numerosi rimandi al PFOA, un misterioso composto chimico sintetico. Purtroppo non ha idea di cosa si tratti. Decide allora di rivolgersi ad un suo amico esperto in materia, e le sue dichiarazioni non sono rassicuranti: “fossi in te ne starei lontano, è  perfino una sostanza inalterabile, il nostro corpo non è in grado di smaltirla”.

Robert si rende conto che la DuPont per oltre cinquant’anni, ha riversato tonnellate e tonnellate di questa sostanza nelle acque limitrofi, contaminando tutto il fiume Ohio (accanto alla cittadina).

Le sue ricerche non si fermano però, si rende conto che molti abitanti della cittadina hanno i denti neri, provocati proprio dal contatto di questi con la sostanza sintetica, reazione chimica poi confermatagli dal suo collega.

Presto il caso DuPont diventa la sua ossessione, inizia a trascurare la famiglia, si rende conto di non aver visto crescere i suoi figli, di non aver dato le giuste attenzioni a sua moglie, ma soprattutto a lui. Lo stress sta lentamente prendendo il sopravvento: viene colpito da un’ischemia, e ricoverato in un ospedale. Robert però ce la fa, sconfiggerà la DuPont, perché sono arrivati i risultati dei ricercatori, che confermano i suoi sospetti e le dichiarazioni del collega, è un composto cancerogeno. I sintomi corrispondono perfettamente con quelli degli abitanti. Da lì Robert inizia a mettere con le spalle al muro la DuPont e a seguito di una battaglia decennale, che ancora oggi non si è del tutto conclusa riesce a vincere la causa.

Oggi il PFOA è presente nel sangue del 99% degli esseri umani, e lo sappiamo solo grazie al lavoro fatto da Robert.

La DuPont se l’è cavata con una multa di “solo” 670 milioni di dollari. Briciole, visti i guadagni stratosferici derivanti dal risparmio nello smaltimento, un costo che molti imprenditori ritengono non necessario. Robert è diventato milionario con questa causa, ma il suo obiettivo non erano i soldi, bensì la giustizia e la solidarietà verso una cittadina condannata per sempre. Grazie a lui si è fatta leva per bandire il PFOA-C8, e la si continua a fare per gli attuali (più di 600) prodotti chimici ancora sul mercato che ne fanno uso. È questa la battaglia che ha vinto.

Cattive acque è un film di denuncia, interpretato (brillantemente) nel ruolo di protagonista da Mark Ruffalo, va visto per prendere parte al lavoro fatto da Robert, un uomo che da solo, dando fiducia ad un contadino entratogli arrabbiato nell’ufficio, ha cambiato il mondo.

Puoi vedere il trailer di Cattive Acque qui:

 

-Leggi anche: Dove hanno portato il cinema italiano con ZeroZeroZero Sollima e Saviano